Dopo mesi di polemiche e dibattiti, prende il via la gara europea per la concessione quadriennale della ristorazione scolastica a Terni, un servizio che punta su sostenibilità e inclusione sociale. Il bando, pubblicato ufficialmente, prevede un valore complessivo di 12,2 milioni di euro, con un impegno di spesa comunale pari a 5,8 milioni e un incasso presunto per il concessionario di 7,1 milioni.
L’iniziativa ha acceso il dibattito anche per le linee guida introdotte: grande attenzione sarà riservata ai progetti legati all’artigianato, all’agricoltura e alle fattorie sociali, oltre che all’occupazione di donne e giovani in situazioni di svantaggio. Tra gli elementi distintivi del bando, spicca la valorizzazione dei prodotti locali, con particolare attenzione al pane di Terni, alla pasta regionale e ai cibi probiotici.
La decisione arriva dopo il fallimento del tentativo di internalizzare il servizio con la municipalizzata Terni Reti, un progetto che il sindaco Stefano Bandecchi aveva accarezzato per mesi ma che si è scontrato con costi elevati e difficoltà organizzative. Alla fine, si è scelto di tornare alla formula dell’appalto pubblico, puntando su una grande azienda capace di produrre mezzo milione di pasti all’anno.
Il contratto avrà durata quadriennale, dal primo settembre 2025 al 31 luglio 2029, con un importo a base d’asta di 11,4 milioni di euro, Iva esclusa. Bandecchi, pur dovendo rinunciare al progetto interno, ha imposto nel capitolato di gara l’uso di prodotti locali come l’olio Evo e l’acqua microfiltrata di Terni. Un tentativo di salvaguardare il made in Terni e, più in generale, il made in Italy, anche se rimangono aperte le sfide legate alla filiera e alla reale applicazione di queste misure.







