La ristorazione italiana vale 23 miliardi di euro per il turismo nazionale e internazionale. Fipe quantifica il peso economico del settore, che rappresenta la seconda componente dell’offerta turistica con 11 miliardi di valore aggiunto. Il presidente Stoppani sottolinea come cucina e ospitalità siano strumenti di promozione globale, capaci di valorizzare economia e identità territoriale
Il cibo traina 3.300 comuni turistici. La spesa dei turisti in servizi di ristorazione sostiene l’economia di migliaia di località italiane. Dalle grandi città d’arte alle destinazioni balneari e montane, la diffusione risulta capillare su tutto il territorio nazionale. Roma, Venezia e Firenze guidano la classifica, ma l’impatto si distribuisce uniformemente.
Il turismo internazionale genera due terzi del valore.
Nei primi dieci comuni turistici, i visitatori stranieri producono oltre il 67% del valore aggiunto complessivo nella componente ristorativa. Un dato che conferma il ruolo decisivo dell’incoming internazionale per l’economia del settore e la necessità di politiche mirate al rafforzamento dell’attrattività.
Novantamila ristoranti italiani raccontano il Paese.
La cucina italiana rappresenta un formidabile soft power globale grazie alla rete di locali presenti nel mondo. Questi ristoranti rafforzano l’immagine nazionale e stimolano il desiderio di visitare il Belpaese. Anche i bar italiani, simbolo di socialità e stile di vita, costituiscono parte integrante dell’esperienza turistica. Secondo Lino Stoppani, presidente di Fipe, servono politiche che riconoscano il ruolo della ristorazione con un approccio di filiera, capace di aumentare il potenziale dell’offerta e la competitività del brand Italia.








