Due lavoratori dell’Azienda Usl Umbria 1 ottengono oltre 8.000 euro ciascuno di risarcimento per la mancata erogazione del servizio mensa. La sentenza del Tribunale di Perugia crea un precedente importante per tutto il personale sanitario regionale che svolge turni superiori alle sei ore continuative
Una sentenza che fa giurisprudenza. Il Tribunale di Perugia, sezione Lavoro, ha stabilito che i lavoratori turnisti hanno diritto al servizio mensa o a un corrispettivo buono pasto quando operano per oltre sei ore continuative. La sentenza, emessa in seguito a due vertenze promosse dalla Cisl Fp Umbria, condanna l’azienda sanitaria a risarcire due dipendenti dell’ospedale di Assisi ai quali era stato negato il beneficio.
Esclusioni ingiustificate. Alla base della controversia, l’esclusione dalla mensa riguardava una vasta categoria di lavoratori: non solo il personale che assicura la continuità assistenziale su più turni, ma anche chi opera su un unico turno giornaliero superiore alle sei ore. Una discriminazione che ha finalmente trovato risposta nel pronunciamento del giudice.
Il richiamo alla Cassazione. Il giudice del lavoro ha fatto espresso richiamo a un consolidato orientamento della Cassazione. In mancanza di una esclusione pattizia espressa del diritto alla pausa o di una specifica disciplina regolatoria, deve trovare applicazione l’articolo 8 del decreto legislativo 66 del 2003. Di conseguenza, per i turni che superano le sei ore scatta il diritto alla pausa e il diritto alla mensa o al servizio sostitutivo.
Precedente fondamentale. Le pronunce rappresentano un successo non solo per i due lavoratori direttamente coinvolti, ma costituiscono un precedente di fondamentale rilevanza per l’intero comparto sanitario umbro. Si tratta delle prime decisioni sulla materia emesse nei confronti di un’Amministrazione sanitaria regionale, aprendo la strada al riconoscimento del diritto per molti altri dipendenti.








