Il decimo Rating dei menu scolastici di Foodinsider premia Parma, Cremona e Fano ma fotografa un’Italia divisa. Solo un terzo delle mense misura gli scarti alimentari, con 160 grammi di cibo sprecati per alunno ogni giorno. Crescono biologico e legumi, diminuisce la carne rossa. Un mercato da oltre 5,7 miliardi nel quadriennio 2019-22 che deve ancora colmare il divario tra Nord e Sud
Il refettorio scolastico come cartina di tornasole delle contraddizioni italiane. Il decimo Rating dei menu scolastici realizzato dall’osservatorio civico Foodinsider, presentato alla Camera dei Deputati, disegna un panorama ricco di luci e ombre: da un lato progressi significativi verso sostenibilità e qualità nutrizionale, dall’altro sprechi crescenti e disuguaglianze territoriali sempre più marcate.
Parma conquista ancora una volta il gradino più alto del podio, seguita da Cremona e Fano. Le tre città emiliano-marchigiane rappresentano l’eccellenza per qualità nutrizionale, attenzione ambientale e valorizzazione delle filiere locali. Un modello che però fatica a diffondersi capillarmente sul territorio nazionale, specialmente nel Mezzogiorno dove i ritmi di aggiornamento risultano significativamente più lenti.
Il capitolo sprechi resta dolente: solo un terzo delle mense italiane monitora sistematicamente gli scarti alimentari, rendendo invisibile una fetta enorme del problema. In media, 160 grammi di cibo per alunno finiscono quotidianamente tra i rifiuti. Le cause? Porzioni eccessive, menu poco graditi, rifiuto da parte dei bambini di sperimentare pietanze nuove. Un paradosso in un mercato che vale oltre 5,7 miliardi di euro nel quadriennio 2019-22, controllato da un numero ristretto di operatori.
Il rapporto dei NAS evidenzia irregolarità nel 24% delle mense controllate (170 su oltre 700), pur segnalando una tendenza al miglioramento. Ma non tutto è negativo. L’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi sta producendo effetti tangibili: circa metà dei menu include 22 prodotti settimanali da agricoltura sostenibile senza OGM. I legumi compaiono nel 94% delle mense analizzate, proposti più volte a settimana. La carne rossa arretra a favore di cereali, legumi e proteine vegetali.
Cresce la sensibilità ambientale con l’abbandono progressivo della plastica monouso e l’introduzione di pratiche plastic free. Pane e pasta integrali diventano più frequenti, valorizzando stagionalità e prodotti territoriali. “Il senso di disparità viene accentuato da un’enorme indifferenza verso una mensa che spreca e non dà valore al cibo”, sottolinea il report. La soluzione passa dall’educazione alimentare e dal coinvolgimento di bambini, famiglie e operatori, trasformando il servizio mensa da diritto “di facciata” a diritto reale, efficace ed equo su tutto il territorio nazionale.







