Dispensa Emilia chiude il 2025 con 58 ristoranti e conferma il piano di sviluppo con una decina di aperture annue. Il brand controllato da Investindustrial dal 2018 debutta in Liguria con La Spezia, ottava regione presidiata, e rafforza Bologna e Roma. Focus su territori consolidati e gestione diretta
Dispensa Emilia archivia il 2025 con 58 ristoranti attivi e tre nuove aperture a fine anno che disegnano la strategia di un’espansione mirata e progressiva. Il brand fast casual specializzato in cucina emiliana, controllato dal 2018 dal fondo Investindustrial di Andrea Bonomi, conferma il ritmo di crescita annunciato dodici mesi fa: una media di 10-15 nuovi locali ogni anno, con l’obiettivo dichiarato di avvicinarsi ai 100 milioni di euro di fatturato nel prossimo triennio
Tra novembre e dicembre hanno aperto i battenti tre nuove sedi strategiche: Bologna Borgo Panigale su strada, Mestre all’interno del Centro Commerciale Porte di Mestre e Roma nel Centro Commerciale Roma Est. Ma l’apertura più significativa è quella di La Spezia a novembre, che segna l’ingresso di Dispensa Emilia in Liguria, ottava regione italiana presidiata dall’insegna dopo Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Lazio e Campania.
Alessandro Medi, amministratore delegato di Dispensa Emilia, spiega che queste aperture raccontano bene il percorso di sviluppo dell’azienda: continuare a investire nei territori più vicini, come Bologna e l’Emilia, e allo stesso tempo rafforzare la presenza in aree strategiche come Veneto e Lazio. La strategia resta equilibrata e volta al consolidamento di territori rodati. Non a caso, il marchio presenta una spiccata concentrazione in contesti come Bologna, con otto locali fra città e hinterland, e Roma, con sei punti vendita.
Il format, nato nel 2004 a Casalecchio di Reno dall’intuizione del fondatore Alfiero Fucelli, oggi conta circa mille torrefazioni e 900 dipendenti. Dal 2018, l’ingresso di Investindustrial ha impresso un’accelerazione alla crescita: dai 35 milioni di fatturato del 2022 ai 50 milioni del 2023, fino ai 60 milioni stimati per il 2024. L’unità produttiva di Modena produce ogni anno circa 15 milioni di tigelle, 600 tonnellate di arte bianca e 300 tonnellate di gastronomia, con oltre 3.000 kg di ragù preparati settimanalmente.
Prosegue la modalità di gestione diretta, senza franchising, che garantisce il controllo della qualità e dell’esperienza cliente. Le nuove insegne si posizioneranno soprattutto su grandi arterie stradali come la Via Emilia e la Statale Romea, con il format stand alone. Il futuro prevede anche uno sguardo al Sud Italia e all’estero, con la prospettiva di avviare accordi di franchising per location geograficamente distanti.







