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Secondo l’University College London, garantire a tutti i bambini del mondo un pasto scolastico sano entro il 2030 ridurrebbe la malnutrizione del 24% e dimezzerebbe l’impatto ambientale. Ogni euro investito genera fino a 34 euro di ritorno economico


La ristorazione scolastica può diventare una leva potente per trasformare i sistemi alimentari globali e costruire comunità più resilienti. Lo sostiene una ricerca dell’University College London che ha stimato l’impatto di un obiettivo ambizioso: garantire entro il 2030 un pasto scolastico sano e sostenibile a ogni alunno nel mondo.

Ogni giorno circa 466 milioni di bambini si siedono in mensa per mangiare, ma gli esperti ritengono che questa pratica comporti un altissimo potenziale educativo oltre che nutrizionale. Gli scienziati dell’UCL hanno utilizzato modelli digitali per confrontare la situazione attuale, in cui solo un bambino su cinque ha accesso a un pasto a scuola, con uno scenario futuro di copertura universale.

Secondo i calcoli, se ogni bambino potesse consumare almeno un pasto equilibrato al giorno, la malnutrizione globale si ridurrebbe del 24%. In termini concreti, significherebbe circa 120 milioni di persone in meno senza un adeguato apporto di vitamine e oltre un milione di morti per malattie alimentari evitate ogni anno. Marco Springmann, autore principale dello studio pubblicato su The Lancet, ha spiegato che pasti scolastici sani e sostenibili possono generare guadagni sostanziali in termini di salute e ambiente in ogni regione del mondo.

Le ricadute positive non riguardano solo l’alimentazione delle future generazioni. Quando i pasti rispettano linee guida salutari e sostenibili come quelle fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevedono più verdure, meno carne e latticini, minori sprechi, l‘impatto dei sistemi alimentari sull’ambiente viene praticamente dimezzato. Una riduzione di emissioni, uso del suolo e consumo di acqua che trasforma l’atto di servire un piatto di legumi e cereali in un investimento sulla resilienza del pianeta.

Silvia Pastorino, ricercatrice della London School of Hygiene & Tropical Medicine coinvolta nell’indagine, ha ricordato che le mense scolastiche non sono solo un programma nutrizionale ma una leva per costruire comunità più resilienti. La ricerca segnala la necessità di un forte impegno politico, soprattutto nei Paesi a reddito basso dove oggi meno di un bambino su dieci riceve un pasto a scuola.

I costi sono contenuti: nei Paesi ricchi circa lo 0,1% del reddito nazionale, mentre in quelli più poveri l’incidenza non supera l’1%. Una spesa che potrebbe essere ampiamente ripagata dai benefici. Il rapporto europeo della School Meals Coalition presentato nel marzo 2025 conferma che ogni euro investito nella ristorazione scolastica di qualità produce almeno sette euro di ritorno economico, valore che in determinate circostanze può arrivare fino a 34 euro.

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