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Il presidente della Fipe traccia il bilancio del 2025 e avverte che senza investimenti, regole chiare e formazione il settore rischia il collasso. Il turismo estero ha salvato i conti, ma la domanda interna resta debole. Quattro le priorità indicate per il 2026

Il 2025 si è chiuso senza traumi ma anche senza slanci per la ristorazione italiana. Lino Stoppani, presidente della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), parla di un anno in equilibrio precario, dove i 380mila pubblici esercizi del Paese hanno retto più per inerzia che per vigore. Il presidente della federazione che quest’anno ha celebrato 80 anni di attività sottolinea che i dati parlano chiaro: 7.740 aperture contro 14.150 chiusure nei primi nove mesi del 2025, un saldo negativo che fotografa una fragilità strutturale ancora lontana dal rientrare. Il fatturato ha registrato un -2,4% in termini reali su base annua, mentre la domanda interna è stata frenata dal calo del potere d’acquisto delle famiglie.

A salvare il bilancio è stato il turismo internazionale: +1,3% di arrivi e +2,2% di presenze. Stoppani non usa mezzi termini e afferma che senza i turisti stranieri il quadro sarebbe stato ben diverso. Ma il presidente della Fipe non si limita alla cronaca dei numeri e lancia un messaggio alle istituzioni: il 2026 rappresenta un bivio. O la ristorazione viene finalmente riconosciuta come comparto strategico, con accesso a finanziamenti e bandi riservati al turismo, oppure continuerà a galleggiare senza vera prospettiva di crescita.

Stoppani individua quattro priorità per invertire la rotta: educazione alimentare nelle scuole, regole chiare per fermare le asimmetrie competitive tra format diversi, formazione e promozione delle professioni verso i giovani, e valorizzazione del riconoscimento Unesco della cucina italiana come strumento di soft power internazionale. Sul fronte del personale, il presidente rimarca che la carenza di manodopera resta il nodo più critico: senza produttività non si possono pagare salari migliori né innovare.

Per Stoppani, l’anno che si è appena aperto non è un anno qualunque ma il momento di scegliere se crescere o continuare a restare sospesi.

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