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Un consenso trasversale, difficile da ignorare: secondo un’analisi Coldiretti/Censis rilanciata da Coldiretti Lombardia, il 91% degli italiani ritiene indispensabile introdurre ore di educazione alimentare sin dalle scuole elementari. Il dato non nasce nel vuoto: si inscrive in un contesto epidemiologico preoccupante, dove il 47% degli adulti italiani e il 44% di quelli lombardi presentano eccesso di peso tra sovrappeso e obesità — cifre Istat che fotografano un’emergenza silenziosa ma strutturale.

Al centro del dibattito, la proliferazione dei cibi ultra-processati, classificati dal sistema NOVA come prodotti industriali ad alta formulazione, ottenuti da ingredienti raffinati e additivi assenti nella cucina domestica. La loro correlazione con malattie croniche ha spinto genitori e cittadini a chiedere con forza un cambio di paradigma: stop ai distributori di junk food nelle scuole, rilancio delle mense scolastiche con prodotti stagionali e di filiera corta, promozione della Dieta Mediterranea come modello di riferimento riconosciuto anche a livello internazionale — da anni in cima al Best Diets Ranking del U.S. News & World Report.

La risposta di Coldiretti è concreta e radicata nel territorio: attraverso la rete Campagna Amica e il movimento Donne Coldiretti, le fattorie didattiche si trasformano in laboratori di apprendimento pratico dove studenti e famiglie sperimentano il legame tra cibo, stagionalità e identità culturale. Un approccio che rafforza l’accordo già siglato tra Coldiretti e Anci, orientato ad aumentare la quota di prodotti made in Italy nelle mense pubbliche.

Il quadro si completa con l’attenzione all’attività fisica, indicata da Coldiretti come secondo pilastro della prevenzione. Secondo un’analisi della Fondazione Aletheia, l’inattività fisica costa all’Italia un miliardo di euro l’anno. Sport e movimento non sono accessori del benessere: sono leve strategiche per contrastare obesità, stress, ansia e depressione, e per sviluppare capacità cognitive e relazionali fin dall’infanzia. Un approccio integrato, dove la mensa scolastica torna a essere luogo di formazione — non solo di nutrizione.

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