Skip to main content
Dopo che il braciere olimpico si è acceso all’Arco della Pace, non è solo lo sport ad andare alla conquista il mondo. Per la prima volta nella storia dei Giochi Invernali, l’Italia porta in scena il suo patrimonio gastronomico più autentico: dalle Clubhouse26 che celebrano l’eccellenza culinaria del Nord della Penisola ai 3 milioni di pasti che saranno serviti, un viaggio enogastronomico straordinario che trasforma l’hospitality in esperienza memorabile

di Massimo L. Andreis

Il 6 febbraio 2026 segna una data destinata a restare impressa nella memoria collettiva non soltanto per l’eccellenza sportiva che illuminerà fino al 22 febbraio le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, e poi dal 6 al 15 marzo i Giochi Paralimpici, ma per un’altra impresa titanica: quella di portare sul palcoscenico mondiale la ricchezza gastronomica italiana, in primis quella delle regioni del Nord. Della ricchezza e varietà, dei sapori e degli atout di una cucina non per nulla di recente insignita del riconoscimento Unesco come patrimonio immateriale dell’Umanità ne beneficeranno in primis oltre 3.500 atleti provenienti da 93 Paesi, pronti a contendersi 1.146 medaglie in 195 eventi sportivi suddivisi in 16 discipline olimpiche e 6 paralimpiche, un’altra gara si consuma tra fornelli e tavole: quella dell’accoglienza gastronomica più ambiziosa mai concepita per un evento invernale.

Le competizioni si dispiegano come un ventaglio di eccellenza tra MilanoCortina d’AmpezzoBormioLivignoVal di Fiemme e Anterselva, coinvolgendo sei regioni in un abbraccio territoriale che attraversa Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Dopo l’apertura a San Siro, la cerimonia di chiusura olimpica e quella di apertura paralimpica troveranno nella maestosa Arena di Verona la loro cornice ideale, in un crescendo di emozioni che trasformerà l’Italia in un crocevia di sport, cultura e, perché no?, di sapori.

Le Clubhouse 26 tra gusto (sostenibile) e cultura

Come medaglie preziose incastonate nel tessuto urbano e montano, le Clubhouse 26 rappresentano l’innovazione più audace nell’hospitality olimpica. Nate dal successo della Clubhouse 24 al Palais de Tokyo di Parigi, queste oasi esclusive – situate strategicamente a Milano (presso l’iconico edificio dei Dazi, accanto al braciere olimpico), Cortina d’Ampezzo e Livigno – sono molto più di semplici lounge: sono templi dove sport, arte e gastronomia celebrano un matrimonio perfetto.

On Location, provider ufficiale di hospitality per i Giochi, ha ideato questi spazi in collaborazione con il Museo Olimpico di Losanna, trasformandoli in vere gallerie dove la storia olimpica incontra la contemporaneità. A Milano, la location dei Dazi – edificio che affonda le radici nel 1806 e ricostruito nel 1838 in onore di Napoleone – ospita “Nostalgia”, una selezione curata di fotografie in bianco e nero e cimeli olimpici che spaziano da medaglie a torce delle edizioni passate. Display interattivi e contenuti digitali celebrano i momenti più iconici degli sport invernali, creando un’esperienza immersiva dove il passato dialoga con il futuro.

Ma è sul fronte gastronomico che le Clubhouse 26 conquistano davvero il podio. Gestite secondo rigorosi principi di sostenibilità – dalla minimizzazione degli sprechi attraverso la preparazione calibrata sul numero effettivo di ospiti, all’eliminazione totale delle bottiglie di plastica – questi spazi offrono un’esperienza culinaria che celebra la biodiversità del territorio. Gli ospiti seguono le competizioni su schermi dedicati mentre degustano proposte che attraversano le eccellenze del Nord Italia, in un viaggio sensoriale dove ogni boccone racconta una storia di montagne, valli e tradizioni secolari.

Elisabetta Salvadori, la regista dei sapori. Con risposte per tutti (anzi, tutto)

Dietro questa sinfonia gastronomica c’è una donna che ha fatto della passione per i grandi eventi la sua missione. Elisabetta Salvadori, classe 1966, originaria di Cremona, con una laurea in Scienze Politiche, un master in Bocconi e una lunga carriera nelle grandi aziende alimentari, è da un anno e mezzo Head of Food & Beverage di Milano Cortina 2026. La sua storia olimpica inizia a Torino 2006, quando come project manager di Autogrill visse un’emozione così intensa da decidere che avrebbe voluto riviverla. Quando la Fondazione Milano-Cortina ha vinto, ha raccontato in una recente intervista, si è detta che doveva esserci.

Elisabetta Salvadori

Salvadori coordina un team di 60 persone con la consapevolezza di chi porta sulle spalle il peso delle aspettative di un’intera nazione. In una intervista recente, ha dichiarato di sentire tutto il peso di essere in Italia, dove le aspettative su come si mangerà, sia nei Villaggi olimpici che nelle location delle gare, sono molto alte. E con ragione: servire oltre 3 milioni di pasti tra Olimpiadi e Paralimpiadi, considerando atleti, spettatori, media e personale, è una sfida che richiede precisione militare e sensibilità culturale.

La responsabile Food & Beverage ha voluto imparare dalle difficoltà emerse a Parigi 2024, dove le lamentele degli atleti sulla qualità e quantità del cibo avevano creato non poche polemiche. Salvadori ha sottolineato come il cibo debba essere preparato e servito per migliorare le prestazioni degli atleti, ribadendo come l’alimentazione non sia un dettaglio accessorio ma parte integrante della preparazione sportiva. Con la sua proverbiale prudenza italiana, quando le è stato chiesto di lodare l’offerta alimentare, ha risposto con un sorriso di essere italiana e quindi un po’ scaramantica, ma che finora non hanno avuto grandi problemi, solo piccole cose che ci si aspetta all’inizio, come quando qualcuno ha chiesto della farina d’avena al mattino: che era già lì.

I numeri da record di Cibo & Co.

I numeri dell’offerta gastronomica olimpica parlano il linguaggio dell’eccezionalità. Durante i 17 giorni dei Giochi, i pasti serviti superano i 3 milioni, con punte giornaliere che possono raggiungere i 200.000 pasti nei giorni di massimo afflusso. I numeri raccontano una coreografia perfetta di approvvigionamenti: circa 1.200 chilogrammi di ravioli, simbolo per eccellenza della tradizione culinaria del Nord Italia; tra 1.500 e 2.000 chilogrammi di formaggio – dalle tome piemontesi al Taleggio lombardo, dal Montasio friulano al Bagòss bresciano; ben 30.000 bottiglie di vino, selezionate tra le eccellenze vitivinicole delle regioni coinvolte, dalla Valtellina al Trentino, dal Veneto alle Langhe.

Nei villaggi olimpici di Milano, Cortina-Fiames e Predazzo, le mense operano 24 ore su 24, con volumi che testimoniano l’impegno verso l’eccellenza: fino a 4.500 colazioni, pranzi e cene preparati ogni giorno solo nel Villaggio di Milano, quasi 4.000 a Cortina e 2.300 a Predazzo. Parliamo di 3.400 pasti quotidiani nella mega mensa del villaggio milanese, dove si consumano 3.000 uova e 4.500 chili di pasta al giorno. Un flusso incessante di nutrimento che deve soddisfare palati provenienti da ogni angolo del pianeta, rispettando al contempo standard nutrizionali rigidissimi e diversità culturali.

Dal podio al palato: l’offerta Food for Fuel

Il progetto Food for Fuel – letteralmente “cibo come carburante” – nasce dalle linee guida del Comitato Olimpico Internazionale e rappresenta il nerbo dell’alimentazione atletica. Pasti funzionali, studiati da un pool di nutrizionisti, con grammature, composizione e schede nutrizionali standardizzate, vengono serviti sia nei tre Villaggi olimpici che nelle sedi di gara. Anche negli 11 hotel che accolgono gli atleti tra Bormio, Livigno ed Anterselva i menu sono allineati, garantendo uniformità e continuità nutrizionale.

Salvadori spiega che gli atleti spesso scelgono cibi semplici ad alta energia, come pasta semplice, sughi basici e proteine dirette, anche se naturalmente hanno altre scelte gastronomiche come lasagne, gnocchi e dolci. La pasta, preparata espresso style – letteralmente cotta dietro agli atleti – è diventata uno dei piatti più popolari, servita solitamente al naturale o con ragù o salsa di pomodoro. Un sistema self-service controllato, con isole tematiche e linee dedicate, riduce i rischi sanitari garantendo l’equilibrio nutrizionale.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con gli atleti nella mensa del Villaggio Olimpico di Milano

Ma l’offerta per il pubblico è pensata con un’altra filosofia. Gli spettatori hanno accesso a 116 aree di ristorazione, di cui 62 a Milano e 14 a Cortina: chioschi e tende attrezzati per preparazione e servizio dove si intrecciano i grandi classici della cucina italiana – pizza e pasta in primis – con le tipicità locali. Salvadori racconta di essersi focalizzati su due direttrici: da un lato i piatti più famosi della cucina italiana comuni a tutte le location, insieme a un’offerta base di hamburger, hot dog e panini con qualche variazione territoriale tipo la bresaola; dall’altro hanno cercato di mettere in luce le tipicità locali, cercando prodotti il più possibile a chilometro zero: pizzoccheri in Valtellina, canederli a Cortina, risotti, riso giallo e cotoletta a Milano.

La Regina della tavola olimpica: Sua Maestà La Polenta

C’è un alimento che Salvadori ama citare con particolare enfasi, un piatto che si trova ovunque e che incarna l’anima della montagna italiana: la polenta. La responsabile Food & Beverage ne elenca con orgoglio le diverse varianti servite con accompagnamento di formaggi, funghi, spezzatino, ragù.

E ancora: dai prodotti DOP come la Bresaola della Valtellina al Grana Padano, dalle preparazioni con funghi porcini e tartufi ai grandi classici della pasticceria montana come lo strudel, la torta di grano saraceno e i biscotti alle nocciole, l’offerta celebra ogni sfumatura del patrimonio culinario alpino.

Salvadori confessa di aver assaggiato quasi tutto quando le viene chiesto del suo piatto preferito del menu olimpico. Ma è la polenta con i suoi vari abbinamenti la prescelta, senza dimenticare i pizzoccheri valtellinesi. Un amore dichiarato che testimonia come, dietro i numeri e la logistica, ci sia una passione autentica per il territorio e le sue tradizioni.

Il capitale umano: formazione e futuro

On Location Italia impiega quasi 1.000 persone locali durante il periodo dei Giochi, un investimento straordinario che si traduce in un’opportunità formativa unica. Particolare attenzione è riservata alle nuove generazioni: coinvolti 200 studenti provenienti dalle scuole alberghiere di Milano, Bormio, Brunico, Chivasso e Cortina, che vivono un’esperienza di apprendimento memorabile a diretto contatto con gli standard internazionali dell’hospitality di alto livello.

Questa scelta risponde a una doppia esigenza: garantire un servizio di eccellenza attraverso personale motivato e in formazione continua, e investire sul futuro del settore turistico-alberghiero italiano. I 50 addetti dedicati quotidianamente al servizio pasti nelle varie location non sono semplici cuochi, ma persone formate per affrontare allergie alimentari, diete speciali e problemi da risolvere in loco: professionisti della food safety che garantiscono che nemmeno un mal di pancia comprometta anni di preparazione di un atleta.

Sostenibilità e partnership: obiettivo “Zero Spreco”

L’impegno verso la sostenibilità permea ogni aspetto dell’offerta gastronomica olimpica. Oltre ad aver richiesto ai fornitori materie prime principalmente biologiche e a chilometro zero, l’organizzazione ha stretto un accordo strategico con Fondazione Banco Alimentare per Lombardia e Veneto, e con TrentinoSolidale per la Val di Fiemme. Il cibo cucinato e non venduto o distribuito viene raccolto e redistribuito nel loro network, trasformando potenziali sprechi in risorse per chi ne ha più bisogno.

Il sistema si regge su una rete di partner alimentari e beverage che spaziano dai grandi marchi industriali ai consorzi territoriali: Esselunga, Grana Padano, Prosecco Doc, Trentino Marketing, Valtellina Taste Of Emotion, IDM Alto Adige sul fronte food; Coca Cola, AB InBev, Caffè Vergano e Lurisia per il beverage. Un ecosistema che garantisce varietà e qualità, con prezzi accessibili che vanno dai 13 euro per un panino e bevanda ai 25 euro per un secondo strutturato, contorno e bevanda alcolica.

Un’eredità oltre il traguardo

Emilio Pozzi, CEO di On Location Italia, ha dichiarato che quella dei Giochi Olimpici Invernali è un’esperienza di hospitality indimenticabile per tutti gli ospiti, e che sono felici di contribuire ad amplificare l’impatto economico che l’evento genererà sul territorio italiano. Non solo: grazie ai pacchetti proposti dall’agenzia, migliaia di visitatori internazionali possono scoprire il patrimonio artistico, naturalistico ed enogastronomico italiano e scegliere di tornare per future vacanze, con un effetto benefico sul settore turistico e sulle attività commerciali locali.

Emilio Pozzi

Andrea Varnier, CEO di Fondazione Milano Cortina 2026, sottolinea a sua volta il lavoro incredibile fatto per rendere Milano Cortina un evento di successo sotto tutti i punti di vista. Grazie a tale impegno, assicura, i visitatori vivranno i Giochi italiani godendo di tutti i comfort possibili, accolti da un calore unico che li incoraggerà a tornare, perché le Olimpiadi non sono solo sport, ma regalano emozioni uniche e restano per sempre nella memoria di chi li ha vissuti.

Andrea Varnier

Con questo evento, l’Italia vuole mostrare al mondo non solo la propria eccellenza sportiva e organizzativa, ma anche la ricchezza inestimabile del proprio patrimonio gastronomico. Un patrimonio fatto di ingredienti autentici, tradizioni secolari e innovazione contemporanea, di territori magnifici e persone appassionate. Un’eredità che, ben oltre la chiusura dei Giochi, continuerà a vivere nella memoria di migliaia di visitatori internazionali e nella rinnovata consapevolezza del valore del made in Italy culinario.

Le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 rappresentano una pagina inedita nella storia dei Giochi: quella in cui lo sport incontra una tavola di eccellenza, dove l’eccellenza atletica dialoga con l’eccellenza gastronomica, dove la competizione si fonde con la convivialità. Perché in Italia, da sempre, ogni grande evento è anche una festa per il palato.

I numeri da podio dell’evento, tra sport, food e accoglienza

CategoriaQuantità
Atleti partecipanti3.500
Paesi rappresentati93
Medaglie in palio1.146
Discipline olimpiche16
Discipline paralimpiche6
Giorni di gara (Olimpiadi)17 (6-22 febbraio)
Pasti totali servitiOltre 3 milioni
Pasti giornalieri (massimo)200.000
Pasti Villaggio Milano (giornalieri)3.400
Ravioli (kg)1.200
Formaggi (kg)1.500-2.000
Bottiglie di vino30.000
Uova giornaliere (Villaggio Milano)3.000
Pasta giornaliera (Villaggio Milano, kg)4.500
Personale locale impiegatoQuasi 1.000
Studenti scuole alberghiere200
Addetti food safety50
Team Food & Beverage60 persone
Aree ristorazione totali116
Aree ristorazione Milano62
Aree ristorazione Cortina14
Villaggi olimpici3 (Milano, Cortina, Predazzo)
Hotel per atleti11
Camere Villaggio Milano1.154
Posti letto Villaggio Milano1.700
Delegazioni nazionali Villaggio Milano37
Prezzo minimo pasto pubblico (euro)13
Prezzo massimo pasto pubblico (euro)25
Venue di gara18
css.php