Era il 20 marzo 1986 quando a piazza di Spagna, a Roma, apriva il primo McDonald’s in Italia. Quarant’anni dopo, quella che era una scommessa sul gusto degli italiani è diventata la catena più sviluppata del Paese, con circa 800 punti vendita e 40mila dipendenti.
Il 2026 si presenta ricco di ambizioni: sono previste circa 60 nuove aperture, per un investimento totale di sistema pari a circa 300 milioni di euro, includendo anche gli interventi di riammodernamento dei ristoranti esistenti. L’orizzonte è ancora più ampio: McDonald’s punta a raggiungere 1.000 ristoranti entro il 2029, con un investimento complessivo stimato intorno a 1 miliardo di euro nel triennio 2026-2029.
Quarant’anni di tappe significative: il 1994 con il primo McDrive in Italia; il 1996 con l’acquisizione di Burghy — ceduta da Cremonini — che nel frattempo aveva superato i 90 locali; il 2005 con la brandizzazione della parte caffetteria attraverso McCafè. L’Amministratrice Delegata Giorgia Favaro ha sottolineato come la catena sia entrata nel mercato italiano con il desiderio di fare parte del suo tessuto economico e sociale, e come quell’impegno si sia trasformato in valore reale.
Secondo uno studio condotto dalla società Althesys per conto di McDonald’s, in quattro decenni la catena avrebbe generato un valore condiviso sul sistema italiano di 29 miliardi di euro, di cui 10 di gettito fiscale, 11 di salari lordi corrisposti lungo la filiera e 13 miliardi di acquisti da fornitori italiani.








