Negli East End Studios, la prima edizione di Industry Chain Circle ha trasformato la città delle Olimpiadi Invernali 2026 in un laboratorio vivente per il futuro del foodservice. Due giorni intensi, 130 insegne, 400 presenze giornaliere e una visione condivisa: industria e ristorazione organizzata devono parlare la stessa lingua
La prima edizione di Industry Chain Circle 2026 ha lasciato il segno. Promosso da Edifis e Rexim, l’evento ha trasformato per due giorni gli East End Studios di Milano in uno dei luoghi di confronto più dinamici per l’intera filiera del foodservice, riunendo industria Food & Beverage, aziende tecnologiche e catene della ristorazione organizzata in un contesto pensato per favorire dialogo, innovazione e nuove collaborazioni concrete.

I numeri non mentono
I dati raccontano meglio di qualsiasi commento la portata dell’iniziativa. Oltre 130 insegne della ristorazione organizzata, 35 aziende sponsor dell’industria alimentare e della tecnologia, circa 400 presenze giornaliere tra manager e imprenditori: una forza attrattiva che ha confermato fin da subito la vitalità del settore, sempre più orientato verso modelli collaborativi e scalabili. Le plenarie hanno visto la partecipazione di 18 relatori distribuiti in sette sessioni, tra keynote speech, interviste e panel dedicati ai principali temi strategici del comparto.

Pitch, matchmaking e il cuore operativo dell’evento
Industry Chain Circle non è stato soltanto un momento di analisi. Il cuore dell’evento ha battuto soprattutto nella dimensione operativa: 20 pitch delle aziende dell’industria Food & Beverage e della tecnologia, 11 presentazioni curate dalle catene della ristorazione, affiancate da numerosi incontri di matchmaking nell’area Expo e nel Tech Village. Un’agenda pensata per trasformare il dialogo in progetti concreti, con l’obiettivo dichiarato di accelerare l’innovazione nella ristorazione commerciale.

Carlo Cottarelli apre i lavori: geopolitica e mercati
Ad aprire i lavori è stato il professor Carlo Cottarelli, che ha offerto una lucida lettura dei principali indicatori macroeconomici e delle dinamiche dell’economia internazionale, toccando le recenti tensioni geopolitiche nel Golfo. Un contributo prezioso per orientarsi tra inflazione, consumi e nuove dinamiche dei mercati europei, fornendo ai partecipanti una bussola strategica per affrontare uno scenario globale in rapida evoluzione.

Le catene raccontano il mercato: voci dal palco
Il confronto si è allargato alla visione degli operatori, con il contributo dell’associazione Aigrim-Fipe. Sul palco Riccardo Orlandi, Gianluca Monfrecola, Stefania Criveller di Cigierre, Sergio Castelli di Areas Italia, Claudio Baitelli di Alice Pizza e Luca D’Alba di Avolta. Dai loro interventi è emerso un settore sempre più orientato alla collaborazione con l’industria, con l’obiettivo di sviluppare format innovativi e nuove soluzioni per il consumatore contemporaneo.
A completare il quadro, Tommaso Nastasi di Deloitte ha presentato i dati più aggiornati: le catene della ristorazione hanno ormai superato il 10% della quota di mercato nelle vendite in Italia, con prospettive di crescita nel medio periodo. Un segnale inequivocabile della progressiva evoluzione verso modelli organizzati e scalabili.

Il travel retail e il futuro della ristorazione in movimento
Una delle keynote più internazionali è stata quella di Óscar Vela, CEO di Areas Worldwide, uno dei principali operatori globali del travel foodservice. Vela ha analizzato l’evoluzione della ristorazione nei luoghi di viaggio, un segmento in forte crescita grazie all’aumento dei flussi di mobilità internazionale. Aeroporti, stazioni ferroviarie e autostrade stanno diventando veri hub di consumo contemporaneo, dove format proprietari e partnership con brand della ristorazione si fondono in esperienze sempre più sofisticate.

Il panel “Ristorazione 2036: canali, formati, offerta” ha poi allargato lo sguardo al futuro, con Maria Tindara Niosi di Coca-Cola HBC Italia, Giuseppe Prestia di Spoon Brands ed Elena Sorlini di Grandi Stazioni Retail, che hanno evidenziato la necessità di nuovi format capaci di intercettare consumatori sempre più mobili e digitali.
La gala dinner a Palazzo Parigi e gli ICC Awards
La prima giornata si è chiusa con la cena di gala ospitata a Palazzo Parigi Hotel & Grand Spa, che ha riunito 280 invitati tra industria, ristorazione e operatori della filiera. Una serata ad alto tasso di networking, impreziosita dalla cerimonia degli ICC Awards 2026: 29 candidature valutate anche da una giuria popolare di oltre 1.300 professionisti del settore. Consegnati da Paolo Borgio, CEO di Rexim srl. il premio Best New Product Expo ICC 2026 è andato a San Benedetto per la linea San Benedetto Tower, il Best New Product Tech Village ICC 2026 a Lainox per il forno Oracle XS. Due menzioni speciali sono state attribuite a Sammontana Italia e Campari Group.

Vincenzo Cremonini: il modello dell’integrazione verticale
Tra gli interventi più attesi, quello di Vincenzo Cremonini, alla guida dell’omonimo gruppo agroalimentare, intervistato dal CEO di Edifis, Andrea Aiello. Il Gruppo Cremonini rappresenta oggi una delle realtà più strutturate della filiera foodservice europea: oltre 5,8 miliardi di euro di fatturato, 23 mila dipendenti nel mondo, 29 stabilimenti produttivi, 58 piattaforme distributive, 41 centri logistici in Italia, 120 treni serviti ogni giorno in cinque paesi europei e circa 300 punti di ristoro tra stazioni, aeroporti e autostrade.
Al centro della strategia del gruppo, la filiera integrata: un modello che consente di presidiare tutta la catena del valore del foodservice, dalla produzione alimentare — con INALCA S.p.A. e i marchi Montana — alla distribuzione attraverso MARR S.p.A., fino alla gestione diretta dei format con i 175 ristoranti Roadhouse. Quest’ultimo è un caso di scuola: nato dall’importazione di un modello americano, è stato trasformato nel tempo attraverso prodotti ad alto contenuto di servizio — come le costolette in sous-vide — capaci di ottimizzare i costi del lavoro, standardizzare la qualità e ridurre la complessità operativa in cucina. Un approccio che sta ridefinendo l’organizzazione del settore, soprattutto in un mercato sempre più esigente dal punto di vista logistico.

Cremonini ha sottolineato anche la centralità del mercato fuoricasa — un pasto su tre/quattro — come frontiera di sviluppo per i food format del settore, e ha ribadito l’importanza di aprire i reparti R&D dell’industria alimentare alle catene del foodservice, per sviluppare prodotti su misura capaci di rispondere a esigenze specifiche: meno competenze richieste in cucina, meno metri quadri dedicati, più standardizzazione. Un esempio, tra i più clamorosi, di integrazione virtuosa tra industry, retail e approvvigionamento.
Aperol Spritz alla spina: qualità, tecnologia e lotta alla contraffazione
Non solo food. Gabriele Ornaghi, Direttore Generale di Campari Group, ha acceso i riflettori su una delle innovazioni più discusse dell’evento: l’Aperol Spritz alla spina. Il “best seller” di casa Campari — che rappresenta il 35% delle vendite del gruppo — approda sul mercato con un sistema di infustamento pre-mixed che elimina le criticità del servizio manuale, quelle imperfezioni legate all’errore umano o alla diversa densità degli ingredienti che possono compromettere l’equilibrio della ricetta originale.

La tecnologia Polykeg isola il cocktail dal gas di spinta, prevenendo l’ossidazione e preservando l’integrità del sapore. Il fusto contiene già il mix perfetto — tre parti di Prosecco, due di Aperol, una di soda — con pressione regolata tra i 30 e i 60 PSI e passaggio attraverso un refrigeratore per uno Spritz sempre fresco e frizzante.

Ma la novità non è solo operativa. L’innovazione arriva in un momento cruciale, quello in cui il tema della contraffazione nel mondo beverage è tornato prepotentemente all’attenzione del settore. Ornaghi ha confermato l’esistenza di un circolo vizioso tra aumento dei prezzi e riduzione della qualità, acuito dopo la pandemia: catene che investono sulla qualità delle materie prime alimentari spesso “scivolano” sulle bevande, ignorando che il consumatore cerca un’esperienza a tutto tondo. Il fusto sigillato dal produttore diventa così una garanzia anti-contraffazione, sostenuta da due campagne parallele: “Originale” — che ricorda ai consumatori il diritto di ricevere il prodotto scelto e pagato — e una campagna di certificazione con un bollino di garanzia per i locali dove si beve bene. Con 2 milioni di Spritz al giorno, la sfida è ambiziosa: trasformare la quantità in qualità costante.
Appuntamento al 2027
Il bilancio della prima edizione è più che positivo. Industry Chain Circle ha dimostrato quanto sia forte il bisogno di confronto tra industria e ristorazione organizzata, offrendo uno spazio concreto dove strategie, innovazione e business si incontrano. Mentre si chiude il sipario sul 2026, lo sguardo è già rivolto alla prossima edizione: l’ambizione è fare di questo appuntamento uno dei nuovi punti di riferimento per la filiera foodservice europea.
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