Quattro ristoranti in quattro anni. Una progressione che nella ristorazione milanese — mercato tra i più competitivi e selettivi d’Europa — non è mai banale. Eppure Via Pasteria ha raggiunto il proprio quarto appuntamento con la stessa determinazione metodica con cui un artigiano aggiunge un nuovo formato alla propria gamma: senza fretta, senza strappi, con la chiarezza di chi sa dove vuole arrivare e come intende arrivarci.
Il nuovo ristorante inaugurato in piazzale Archinto, nel quartiere Isola di Milano, è il più grande del gruppo ed è anche il più ambizioso nella proposta: introduce per la prima volta uno spazio attrezzato per la scuola di pasta, pensato per ospitare attività formative, esperienze didattiche e momenti di trasmissione del sapere artigianale. Un segnale preciso: Via Pasteria non si limita a servire pasta, vuole diventare un presidio culturale della pasta italiana. Non è retorica — è strategia.
Il format nasce nel luglio 2022 con una visione chiara e poco negoziabile: elevare la pasta fresca alla dignità di prodotto di eccellenza nazionale, presentarla con la cura e il rigore del fine dining, ma renderla accessibile nella fruizione quotidiana. Lo hanno chiamato “fast luxury restaurant”, una definizione che potrebbe sembrare un ossimoro ma che descrive con precisione un’esperienza in cui i tempi del servizio sono quelli di una pausa pranzo urbana e la qualità degli ingredienti è quella di un ristorante stellato. Manfredo Camperio Ciani, co-fondatore del progetto, sintetizza così la filosofia alla base: il desiderio di esaltare un elemento iconico della cultura italiana presentandolo nella sua versione d’eccellenza, ma senza ermetismi o barriere di accesso.
La pasta di Via Pasteria è trafilata al bronzo, preparata ogni giorno con sette formati e sette varietà di grano selezionate, conservata in frigoriferi calibrati per mantenere il corretto grado di umidità e cotta al momento dell’ordine, con la possibilità per i commensali di personalizzare l’abbinamento. Le farine sono premium Casillo, le mozzarelle sono esclusivamente di bufala DOP, il pomodoro per la salsa è rigorosamente pomodoro del piennolo del Vesuvio, le acciughe del Cantabrico appartengono alla qualità più elevata disponibile sul mercato. Una filiera che non ammette compromessi e che costituisce la vera spina dorsale del posizionamento del brand.
Il menu percorre la grande tradizione italiana con rigore e qualità d’esecuzione: carbonara con guanciale croccante, ragù metà manzo e metà maiale, spaghetti aglio olio e peperoncino con acciughe del Cantabrico, gnocchetti sardi al pomodoro del piennolo. Accanto ai classici, trovano spazio proposte stagionali e ricercate — come la linguina con crema di porro fondente, pecorino della Val d’Orcia, mandorle tostate e porro croccante — e il piatto signature mensile dello chef, “la delizia”: in marzo, una linguina di mare con cozze, vongole, pomodori confit, panatura di crusco e tartare di scampi. Un progetto che respira, che cambia, che non si sclerotizza in una formula.
Dietro a tutto questo c’è un team di quattro fondatori con percorsi complementari che raramente si trovano sotto lo stesso tetto. Manfredo Camperio Ciani porta con sé un’esperienza internazionale maturata in Cina, Stati Uniti e Bahrein, in realtà come Ritz-Carlton e Bulgari Hotels & Resorts. Diego Del Rio Toca, nato a Città del Messico, ha costruito il proprio profilo nel real estate e nella produzione cinematografica negli Stati Uniti. Andrea De Vita, Executive Chef, ha attraversato cucine di Australia, Asia e Londra prima di approdare a Milano. Elena Corelli, General Manager, porta un’esperienza consolidata nell’hôtellerie di fascia alta tra Italia e Regno Unito. È da questo incontro — lusso, ristorazione, hôtellerie, imprenditoria creativa — che nasce la capacità di garantire standard costanti e un’esperienza coerente in ogni sede.
Le quattro sedi raccontano altrettante facce di Milano: via Crespi in zona Porta Genova, con il calore familiare del quartiere; Corso Italia, con una clientela più business; il locale fronte Arco della Pace, con il dehors sul Parco Sempione e una vista spettacolare; e ora piazzale Archinto all’Isola, dinamico, multiculturale, giovane. Quattro indirizzi che formano, come hanno descritto i fondatori, un quadrato perfetto — per ora. Perché il progetto, parte di Rubicon Capital Ventures, il gruppo fondato da Camperio e Del Rio Toca, guarda già oltre i confini della città. Nuove aperture sono previste entro il 2026, e la scuola di pasta di piazzale Archinto potrebbe essere il primo tassello di un modello esportabile — uno spazio dove la cultura del mangiare bene si trasmette, si studia, si pratica. Comme il si doit.








