Dopo undici anni di contenziosi, la dichiarazione di nullità del marchio da parte dell’Ufficio brevetti spagnolo obbliga la catena ibérica che aveva avuto la “bella” pensata di usare il nome dell’organizzazione criminale causa di migliaia di lutti in Italia e non solo, a cambiare nome. La svolta riaccende il dibattito sul mafia sounding nella ristorazione mondiale
di Massimo L.Andreis
La mafia non si siederà più a tavola in novanta ristoranti spagnoli. Al suo posto arriva (probabilmente) La Famiglia: una abiura apprezzabile, per quanto assai tardiva e indotta (dalla legge), e che, ad onor del vero, non pare frutto di un pentimento del tutto sincero. Ma andiamo con ordine.
La contestata catena “La Mafia se sienta a la mesa” ha annunciato il cambio di nome in – secondo attendibili indiscrezioni – “La Famiglia se sienta a la mesa”, a seguito della dichiarazione di nullità del marchio da parte dell’Ufficio Spagnolo dei Brevetti e dei Marchi (OEPM). Il procedimento era stato avviato su impulso dell’ambasciata italiana in Spagna, che da anni contesta l’utilizzo commerciale del termine “mafia” nel mondo della ristorazione. Il cambio di insegna riguarderà circa novanta locali e sarà completato entro fine maggio, con aggiornamento progressivo di insegne, menù e canali digitali.
Dieci anni di contenzioso per un cattivo esempio
La storia è lunga e tortuosa (nonché vergognosa): nel 2015 l’Italia aveva promosso davanti all’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale una procedura di invalidazione del marchio che citava spudoratamente e inneggiava indirettamente alla Mafia.
Due anni dopo, il Tribunale UE aveva confermato la nullità a livello europeo, ritenendo il nome idoneo a veicolare un’immagine positiva dell’organizzazione criminale. (Esagerazioni? Guardare il video per i festeggiamenti del 18esimo compleanno realizzato e messo online dal giovane – e si dirà ingenuo, ma si dovrebbe dire mal consigliato e/o ignorante – campioncino in erba del calcio Lamine Yamal, stellina del Barcellona e della Roja, dove si citavano “i clan che si riuniscono per rendere omaggio a colui che è destinato a lasciare il segno nella storia”, con chiara ambientazione e atmosfera mafiosa, per farsi una idea di come non si possa sempre lasciar correre e giustificare, ndr).

Meglio tardi che mai (anche se…)
La catena aveva continuato a operare in Spagna sostenendo l’autonomia del marchio nazionale. La nuova decisione dell’OEPM ha chiuso definitivamente la questione. L’amministratore delegato Javier Floristán ha dichiarato di volersi lasciare alle spalle una controversia che non rappresenta il progetto. Peccato che non sia una scelta ma un obbligo. Tant’è: il nuovo marchio, scelto dopo la valutazione di centinaia di possibili denominazioni, sarà presentato ufficialmente il 5 maggio a Saragozza.
Certo, a guardare bene, anche la scelta del marchio La Famiglia non è del tutto una rottura con il passato, visto che nell’uso del termine italiano non è così astruso vedere una più o meno diretta evocazione della cellula primigenia a base della organizzazione malavitosa nata in Sicilia (e, guarda il caso, durante la dominazione spagnola dal Quattrocento all’Ottocento, quando si creano le condizioni per la sua genesi, come il forte potere dei grandi proprietari terrieri latifondisti, la debole presenza dello Stato nelle campagne, l’uso diffuso della violenza privata per risolvere conflitti, tutti elementi che favoriscono la genesi di figure come i gabellotti, gli affittuari dei terreni, e i campieri, i guardiani armati, che iniziano a esercitare un potere “parallelo”, ndr).
Il mafia sounding: un fenomeno globale (purtroppo)
Il (triste) caso con i suoi annessi e connessi, si inserisce in un fenomeno più ampio. Secondo un’analisi di Coldiretti, sono quasi trecento nel mondo i ristoranti che richiamano nel nome la mafia o i suoi simboli: da “Cosa Nostra” a “Baciamo le mani”, fino a insegne come “Sushi Mafia” o “Burger Mafia”. Un fenomeno che attraversa Paesi e culture e che, secondo Coldiretti, contribuisce a diffondere un’immagine distorta dell’Italia e del suo agroalimentare. La Spagna era tra i Paesi con la maggiore concentrazione di locali: un primato di cui, finalmente, si sta liberando. (Chissà cosa direbbero gli amici iberici se lungo lo Stivale trovassero dei locali con il nome “Eta”, acronimo di “Euskadi Ta Askatasuna”, vale a dire “Paese basco e libertà”, organizzazione armata terroristica basco-nazionalista indipendentista che ha sparso per decenni sangue in tutta la Spagna. Ma questa è un’altra storia…).








