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Il nuovo bando per la mensa di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, prevede crudités di mare a 15 euro, bistecche a 5 euro e frutta “turgida” senza abrasioni. Un capitolato d’appalto che fa discutere, tra standard alimentari altissimi e prezzi calmierati per i titolari di… uno scranno

di MLA

Un piatto di pasta a 3,80 euro. Una bistecca a 5 euro. Un piatto di crudités di mare a 15 euro. Un caffè a 90 centesimi. Questi sono i prezzi indicati nel capitolato del nuovo bando per l’affidamento del servizio mensa, buvette e bar di Palazzo Campanella — sede del Consiglio regionale della Calabria — pubblicato il 9 marzo 2026 e in scadenza il 29 aprile. L’importo a base d’asta è di 700.000 euro (500.000 per mensa e buvette, 200.000 per il bar). E trattandosi di un appalto con fino a 30 punti riservati all’offerta economica, i prezzi potrebbero essere ulteriormente ribassati. Un’opportunità riservata esclusivamente a consiglieri regionali, membri della giunta, portaborse e autisti.

La collettiva in salsa gourmet in un capitolato che… dà i numeri

Quello che colpisce non è solo il prezzo, ma la qualità prescritta nel capitolato. L’allegato tecnico stabilisce standard severi: la frutta può arrivare in tavola solo se turgida, senza abrasioni, non bagnata artificialmente, né trasudante di acqua di vegetazione. I grappoli d’uva devono essere privi di bacche ammaccate o passerinate. Le patate ammesse sono solo quelle di origine italiana o francese. Il prosciutto deve essere “magro, poco salato, senza conservanti, di coscia, non affumicato e affettato al momento“. Le uova devono superare i 55 grammi. La verdura deve essere stagionale, fresca, raccolta al giusto grado di maturazione. Uno standard che molti ristoranti di fascia media faticano a garantire, e che qui viene fissato per legge in un servizio collettivo.

Dopo la mensa premium, il take away scontato (al 50%!)

Alla chiusura di mensa e buvette, il capitolato prevede una soluzione creativa: le pietanze non vendute potranno essere acquistate in modalità take away con uno sconto del 50% sul listino già scontato. Visti i prezzi di partenza, l’operazione diventa quasi surreale. Il bando ha attirato anche l’attenzione de Il Fatto Quotidiano, che ha sottolineato la distanza siderale tra queste condizioni e quelle a cui sono soggetti i comuni cittadini calabresi nella spesa quotidiana.

Tra Palazzo e realtà: il paradosso calabrese

Il contrasto tra Palazzo e realtà è – ancora una volta – tridente. In una regione dove i cittadini si aggirano tra gli scaffali della grande distribuzione in cerca di offerte, chi siede in Consiglio regionale gode di un servizio di ristorazione di qualità premium a prezzi simbolici. Il capitolato non fa riferimento a imprese agroalimentari territoriali — si parla solo di “prodotti italiani” — e prevede che il responsabile del servizio debba essere reperibile anche nei giorni festivi e comunicare rigorosamente in italiano. Un bando che, al netto delle nobili intenzioni qualitative, offre l’immagine di un sistema che si autotutela con una cura che raramente riserva ai propri elettori. (Qualcuno diceva): “E io pago…”.

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