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Il governo britannico propone di eliminare i cibi fritti dalle mense scolastiche in Inghilterra, affiancando la misura a limitazioni su dolci e zuccheri. L’obiettivo è combattere obesità infantile e carie, ma la sfida vera è culturale: trasformare le abitudini alimentari di una generazione senza tradire l’identità gastronomica del Paese

Nel Regno Unito il cibo a scuola torna al centro del dibattito politico. La proposta del governo di Keir Starmer punta a eliminare i cibi fritti dai menu scolastici in Inghilterra, affiancando misure severe su dolci, dessert e alimenti ad alto contenuto di grassi saturi. Non si tratta di una revisione tecnica delle mense, ma di un intervento che tocca salute pubblica, costo della vita e identità culturale.

I dati sono difficili da ignorare: circa un bambino su tre lascia la scuola primaria in condizioni di sovrappeso, mentre la carie resta la principale causa di ricovero ospedaliero per i bambini tra i cinque e i nove anni. Il Ministro dell’Istruzione Bridget Phillipson ha definito l’intervento la revisione più ambiziosa del cibo scolastico in una generazione: meno fritti, meno zuccheri, più frutta, più fibre. Una formula semplice in apparenza, rivoluzionaria nella pratica.

Sul piano operativo, la transizione non è banale. Le mense scolastiche britanniche, spesso gestite da grandi operatori della ristorazione collettiva, sono ottimizzate per velocità e contenimento dei costi: il cibo fritto risponde perfettamente a queste esigenze. Sostituirlo richiede investimenti in formazione del personale, aggiornamento delle attrezzature, revisione delle filiere. Ingredienti freschi e metodi di cottura alternativi — forno, vapore, griglia — portano con sé una complessità gestionale e, potenzialmente, costi più elevati.

La vera sfida, però, è culturale. In Inghilterra il cibo fritto non è solo una scelta alimentare: è un simbolo identitario, un’icona sociale radicata nella storia industriale e popolare del Paese. Intervenire sul fish and chips significa toccare corde profonde nella percezione collettiva. E per molte famiglie la domanda non è tanto se sia giusto eliminare i fritti, ma se i figli mangeranno davvero i nuovi piatti proposti. Il rischio di sprechi, rifiuti e ricorso a snack acquistati fuori è concreto, soprattutto in contesti urbani come Londra.

C’è poi la questione delle disuguaglianze: le scuole nelle aree più svantaggiate rischiano di trovarsi in difficoltà nell’applicare i nuovi standard senza risorse adeguate. Per questo il dibattito si estende ai programmi di pasti gratuiti e al ruolo del NHS nel garantire che la riforma non accentui le differenze sociali. Riformare il menu scolastico, in definitiva, significa riformare molto di più.

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