L’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma certifica la desertificazione commerciale italiana: oltre 86.000 negozi di vicinato perduti in dieci anni. Fa eccezione la ristorazione, che cresce in controtendenza con +26,2% di unità locali e +69,4% di addetti
Oltre 86.000 negozi di vicinato scomparsi negli ultimi dieci anni, con un saldo negativo che supera le 106.000 unità rispetto al picco del 2018. È la fotografia scattata dall’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma, realizzato con Percorsi di Secondo Welfare. Un declino che, secondo Nomisma, non riguarda solo l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori. Per combattere queste dinamiche, è stato rilanciato il Manifesto della Reciprocità: dieci punti programmatici per sensibilizzare stakeholder e amministrazioni locali.
La ristorazione: l’unica luce nel buio
In questo scenario di contrazione generalizzata, la ristorazione è il principale motore di crescita: +26,2% di unità locali (+55.000 unità) e +69,4% di addetti tra il 2015 e il 2025. Crescite sostenute, in parte, da fattori esogeni come il boom turistico e gli effetti della pandemia. I ricavi del comparto segnano +54,6%, seguiti dai bar (+51,2%) e dagli alimentari (+44,4%). Al contrario, cultura e svago segnano -28% di esercizi, tessile-abbigliamento -21,4%. La desertificazione commerciale, conclude Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma, richiede scelte coraggiose da parte di decisori pubblici e operatori privati.
Le città più colpite e il paradosso immobiliare
La desertificazione colpisce quasi tutte le città metropolitane: Bari (-14,8%), Roma (-9,7%), Torino (-9,3%), Bologna (-8,3%). Tengono meglio Napoli (+4,6%), Messina (+1,1%) e Reggio Calabria (+1,9%), mentre i cali più drastici si registrano ad Ancona (-21,3%) e Pesaro-Urbino (-20%). Il paradosso immobiliare è emblematico: i prezzi di compravendita dei negozi sono calati del 9%, ma i canoni di locazione sono aumentati del 12,9%.








