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Stazioni come destinazioni food. Al convegno AIGRIM-FIPE di Palazzo Giureconsulti, con Grandi Stazioni Retail, il futuro del f&b negli scali ferroviari: dynamic pricing, kiosk, AI e servizi premium per trasformare l’attesa in valore. Con il keynote di Carnevale Maffè e l’annuncio di 40 milioni di investimenti su Milano e Napoli

M. L. Andreis

Quando 20-25 anni fa si affrontava l’argomento food nei centri commerciali, il leitmotiv (e spesso il titolo di un articolo, ndr) era: la ristorazione come ancora del mall. Oggi il paradigma si è spostato nelle, o meglio allargato alle stazioni ferroviarie, dove non si vendono panini: si regalano esperienza, servizio, qualità con cui spendere il tempo dell’attesa. È il concetto da cui AIGRIM e Grandi Stazioni Retail sono partite per ragionare sull’evoluzione delle stazioni e del food durante il convegno “Ristorazione Travel Retail: il futuro delle stazioni”, organizzato con FIPE a Milano, a Palazzo Giureconsulti. “Il travel retail è una delle anime core di AIGRIM, insieme ai centri città e ai centri commerciali“, ha spiegato il presidente Riccardo Orlandi. “Le stazioni e gli aeroporti stanno diventando i nuovi centri commerciali degli anni Ottanta e Novanta: luoghi di incontro, dove ci saranno zonizzazioni e una segmentazione dell’offerta, e la ristorazione dovrà fare la propria parte. Davanti a noi restano sfide importanti: la sostenibilità economica, l’attrattività del lavoro, la transizione digitale e ambientale, il cambiamento dei modelli di consumo“. Nel panel moderato da Andrea Aiello (retail&food, in foro apertura a sin), Elena Sorlini, Ceo di Grandi Stazioni Retail (in foto apertura a dx), ha annunciato i cantieri da 40 milioni su Milano Centrale (20 milioni, un anno di lavori) e Napoli Centrale: “Il viaggiatore non ragiona per frammentazione tra gestore, tenant e operatore ferroviario: fa una sintesi. Noi investiamo, ma ognuno deve fare la sua parte“. E Corrado Cagnola (vicepresidente AIGRIM, Ceo di KFC Italia e Spoon Brands, in foto apertura al centro) ha rilanciato: “I format non mancano. Perché non immaginare un bel flagship in stazione?“.

Sessantasettemila anni-persona: il tempo come giacimento di opportunità

Ad aprire i lavori è stato il keynote di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente della SDA Bocconi, che è partito da una tesi fulminante: “La stazione non è più un’infrastruttura: è un’interfaccia. La ristorazione travel retail non vende cibo: vende il tempo del viaggio, riconvertito in esperienza, dato, marginalità“. E il tempo, in stazione, è un giacimento: 4 milioni di persone al giorno, 1,4 miliardi di transiti l’anno per 25 minuti medi fanno 67.000 anni-persona di tempo umano ogni anno. La prima parte dell’analisi fotografa un’Italia a crescita lenta (PIL +0,5%, fuori casa ancora -5,4% sotto il pre-Covid) ma con il vento di coda del turismo record e un travel retail che corre più del mercato.

Il contesto e il travel retail in cifreDato
Persone in transito ogni giorno nelle stazioni FS4 milioni
Transiti annui nelle stazioni RFI1,4 miliardi (+4%)
Tempo medio a passaggio25 minuti
Consumi fuori casa 2025100 mld € (−5,4% vs pre-Covid)
Ricavi diretti travel retail 20253,176 mld € (+7,2%)
Punti vendita / occupazione estesa1.951 / 80.000 addetti
Passeggeri: stazioni vs aeroporti830 vs 230 milioni
Scontrino medio per passeggero in partenza19,2 €
Valore di +1 € di spesa media+830 mln € l’anno

It’s not the price, stupid!

Da qui, il tabù da smontare, scandisce, quasi tuona il professore: “Il prezzo sta nella mente dei vostri clienti e nelle scelte organizzative del servizio: non è il prezzo del maledetto panino, è il prezzo del contratto di servizio che si stabilisce tra chi offre e chi compra“. I numeri internazionali gli danno ragione: “Le linee aeree lo fanno da vent’anni. Il dynamic pricing non è il surge pricing alla Uber né un rincaro nelle ore di punta: è un prezzo che si adatta a domanda, ora, contesto e scorte. Parliamo di sconti mirati nei dayparts deboli, promozioni personalizzate via app, revenue management appreso da oltre 12 mesi di dati: parliamo di intelligenza, non di arbitrio“. I casi reali si chiamano McDonald’s, Burger King e Wendy’s, con il suo pilot da 20 milioni di dollari sui menu board dinamici.

AI, kiosk e dynamic pricingDato
Operatori che usano il dynamic pricing28%
Consumatori che vogliono più kiosk61% (+25% vs 2023)
Aumento scontrino con kiosk self-service+15-30%
Operatori: con l’AI produttività più alta69%
Operatori: scontrino su con prompting AI+63%
Mercato globale kiosk QSR 202528 mld $

La nuova economia operativa: AI, kiosk e dynamic pricing (dati keynote C.A. Carnevale Maffè)

La stazione, un caso d’uso di scuola

Perché proprio la stazione è il laboratorio ideale? Cinque condizioni, tutte già presenti: varianza estrema di domanda (picchi alle 7-9 e alle 17-19, dayparts deboli da riempire), un’audience captive che non può andare altrove in dieci minuti, un footprint digitale già strutturato tra app, biglietteria e loyalty, uno scontrino medio di 4-12 euro sotto la soglia di rilevanza psicologica e l’asimmetria tra business, che paga di più senza sconto, e leisure, che si attiva con la promozione mirata. Con un monito: “Il dato di footfall è il prossimo cookie: chi lo controlla, governa pricing e merchandising. Smettiamo di parlare di metri quadri e parliamo di terabyte“.

Il viaggiatore business: quando l’ufficio arriva in stazione

Non esiste “il viaggiatore“: esistono quattro viaggiatori – pendolare, turista, business, leisure – con dwell time e scontrini diversissimi, dai 3-6 euro del pendolare ai 15-35 del business. Ed è proprio il segmento business, “quello che paga di più e che oggi serviamo di meno“, il cuore della proposta: “La stazione, per il viaggiatore business, non è un punto di partenza: è una continuazione del suo ufficio“, sottolinea il docente. Oggi però cerca connessione stabile e trova wi-fi saturi, cerca zone quiet e trova tavoli condivisi, cerca cibo ordinabile in tre click e trova code di 8-12 minuti nei picchi. Quattro i pilastri dell’offerta che serve: food premium prenotabile da app con ritiro fast-lane, coworking e meeting room a prenotazione oraria, connettività enterprise e lounge stratificate come in aeroporto. La ricaduta potenziale è da capogiro.

Il viaggiatore business e lo scenario premiumDato
Business che lavorano durante il viaggio in treno92%
Lavorano per oltre metà del tragitto41%
Preferiscono il treno all’aereo (parità tempo/costo)2 su 3
Viaggiano in 1ª classe / Business / Executive60-70%
Conversion in clienti F&B premium: oggi → target8-10% → 20-25%
Scontrino medio business F&B: oggi → target~12 € → 20-25 €
Ricaduta: clienti e ricavi aggiuntivi+24 mln/anno · +350-500 mln €

Lo scenario premium sul segmento business (elaborazione su dati keynote C.A. Carnevale Maffè)

AI, lavoro, italianità: le nuove sfide

Sulle tecnologie, nessuna ambiguità da parte di Carnevale Maffè: “AI sì, ma senza perdere l’italianità. Uguale: industrializzare senza standardizzare. La nostra biodiversità di prodotto, l’artigianalità e la cultura del servizio sono nuovi training dataset, non vincoli da aggirare“. Poi il lavoro, con 260.000 posti non coperti nel 2025 e una forza lavoro femminile al 63%: “Non è solo un problema di salario, è una crisi di proposta di valore“, anche se con aumenti del 15-20% il turnover cala del 30%. Infine, l’italianità come asset class: l’Italia è la seconda piazza europea per fatturato della ristorazione (circa 82 miliardi) ma solo undicesima per quota di catene multilocalizzate, mentre le 13 imprese AIGRIM valgono già 3.000 punti vendita, 26.000 dipendenti e 5 miliardi di ricavi: “Massa critica per costruire un campione europeo. Il resto è regia di sistema, capitale paziente, ambizione“.

2030: una battaglia di paradigma

La stazione del 2030 sarà un urban hub polifunzionale con coworking, servizi medici, micromobilità ed eventi, una piattaforma dati dove ogni passaggio è misurato, un laboratorio di sostenibilità senza usa-e-getta, un brand-export dell’italianità e un luogo di lavoro desiderabile. La chiusura è personale: “Vent’anni fa attraversavo una stazione e pensavo solo al treno. Oggi la attraverso e penso al mio tempo. Se il travel retail mi dà valore in quel tempo, ha vinto; se mi tratta come un passeggero in coda, ha perso. È una battaglia di paradigma, e si gioca tutta nei prossimi cinque anni“. Siamo solo alla partenza.

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