Skip to main content
A quasi dieci anni dal primo store di 17 metri quadri in piazza Mercanti, la catena che ha introdotto il poke in Italia inaugura il nuovo flagship su due piani in Galleria De Cristoforis. Con 150 store, 800 dipendenti e le prime aperture internazionali, Rana Edwards racconta la nuova fase del brand

di Massimo L. Andreis

Un’avventura nata in un angolo di diciassette metri quadri affacciato su Piazza Mercanti torna, quasi un decennio dopo, ancora una volta nel cuore di Milano, ma con dimensioni (uno store su due piani) e prospettive che rispecchiano ciò che la scommessa di due giovani imprenditori uniti nel business e nella vita è nel frattempo diventata: una catena di circa 150 punti vendita, leader in Italia che ora punta allo sviluppo internazionale.

Con ordine: a poche centinaia di metri da quel piccolo corner all’ombra della Madonnina, a un soffio da Corso Vittorio Emanuele, in Galleria De Cristoforis 9 a pochi passi da Piazza Liberty, I Love Poke ha inaugurato il suo nuovo flagship store. Il cerchio si chiude, ma non si chiude su se stesso: si apre, piuttosto, verso nuovi orizzonti. Non è un capolinea, bensì l‘ennesima tappa di un viaggio che ha trasformato una visione pionieristica nella più grande catena di poke del Belpaese.

L’idea di Rana: anche gli italiani mangeranno in una ciotola

La storia comincia nel 2016, quando Rana Edwards e Michael Nazir Lewis – coppia nella vita prima ancora che nel business – iniziano a osservare il fenomeno poke emergere in California come nuova espressione di un’alimentazione sana, fresca e personalizzabile. Lui, nato e cresciuto a Milano da famiglia di origine egiziana; lei, americana con la stessa origine con un background accademico di tutto rispetto: laurea con lode in Farmacologia, dottorato in Chimica Farmaceutica e un Master in Nutrizione conseguito ad Harvard. Due sguardi diversi, una stessa intuizione: sì, anche gli italiani avrebbero mangiato in una ciotola, a patto che quella ciotola non fosse piena di junk food ma di benessere, di ingredienti selezionati, di equilibrio nutrizionale. E in questo, bisogna riconoscerlo, la primazia spetta alla metà rosa della coppia. Fu Rana, epicona dell’healthy food ante litteram, a convincere Michael che il mercato era maturo per accogliere un format allora quasi sconosciuto in Italia. “Quando abbiamo aperto il primo store nel 2017, il nostro sogno era introdurre in Italia un concetto di alimentazione innovativo, capace di coniugare qualità, benessere e praticità. Oggi il mercato è profondamente cambiato e I Love Poke è cresciuto insieme ai suoi consumatori, evolvendo da startup pionieristica a realtà leader di settore”, dichiarano i due co-founder e co-ceo. Nell’ottobre 2017 aprono: diciassette metri quadri, zero certezze, tutto da dimostrare.

Dal corner di Piazza Mercanti a 150 store e 800 persone

Quasi dieci anni dopo quel primo giorno, i numeri raccontano una storia difficile da contestare: 150 store su tutto il territorio nazionale, 800 dipendenti tra la base logistica e i punti vendita, un rapporto tra gestione diretta e franchising che vede il 70% dei locali gestiti direttamente o indirettamente dalla struttura centrale – con circa un centinaio di negozi propriamente in franchising. Un modello in cui il ruolo di I Love Poke verso i franchisee non è quello del franchisor tradizionale, ma quello del business advisor: “Se vedo che il tuo trend sta calando per qualsiasi motivo, ti metto in call e guardiamo i numeri insieme per capire come chiudere il cerchio. Qualsiasi danno che succede è un danno d’immagine del brand, e noi siamo protettori del brand”, spiega Rana. Il 2026 ha portato anche le prime aperture internazionali – Lisbona e Beirut – con un break-even stimato tra i 250 e i 300mila euro per ciascun punto vendita, un modello replicabile che l’azienda sta affinando guardando con attenzione ai mercati esteri. I risultati dell’anno in corso parlano chiaro: +10% like for like fino a maggio, con una crescita della catena di +5 target, numeri che si discostano favorevolmente dal trend generale del mercato.

Un flagship su due livelli, la convivialità è servita

Il nuovo flagship è il manifesto fisico di tutto questo. Sviluppato su due livelli, accoglie oltre sessanta posti tra interno ed esterno, con un ampio dehors urban chic che invita a sostare senza l’ansia da turnover tipica del fast food. “L’idea era veramente un respiro, leggerezza, un focus sul nostro colore principale, il turchese, che per noi richiama il mare, la freschezza, il benessere: uno spazio dove puoi mangiare bene senza complicazioni, in modo semplice“, racconta Rana. Il turchese iconico del brand attraversa tutto il local design, dalle divise ai menu, dagli elementi grafici alle pareti, richiamando l’Oceano Pacifico e le Hawaii, terra d’origine del poke. Materiali ricercati, arredi premium, una doppia identità visiva che cambia con la luce. Il flagship è stato concepito come punto d’incontro tra healthy food, lifestyle e community: non un semplice punto di consumo, ma un luogo in cui fermarsi – anche solo per un quarto d’ora – senza sentirsi fuori posto. Una risposta diretta alle nuove abitudini post-pandemia, che hanno spostato le aspettative: “Le persone adesso cercano un posto dove sedersi, anche per una pausa veloce di dieci, quindici minuti, ma vogliono un minimo di convivialità, il piacere di consumare un piatto in mezz’ora invece di un’ora e mezza di ristorazione classica”.

Rana Edwards e Michael Lewis

La filiera come vantaggio competitivo e l’AI in supply chain

Dietro l’esperienza nel piatto c’è un sistema logistico che è tra i più avanzati del settore. I Love Poke è tra i pochi operatori a utilizzare l’abbattimento ad azoto liquido nel proprio centro di produzione centralizzato, una tecnologia che preserva al meglio le caratteristiche organolettiche degli ingredienti garantendo standard qualitativi omogenei su tutta la rete. Il controllo della filiera copre il 90% delle materie prime: “Siamo molto proattivi, presenti sul territorio, e riusciamo a chiudere contratti commerciali molto vantaggiosi. Abbiamo lavorato molto sull’ottimizzazione delle operations per arrivare a uno scarto sotto l’uno per cento, che era uno dei nostri obiettivi: rotazioni di materia prima molto programmate, una logistica orientata alla sostenibilità, nessuno spazio vuoto su un pallet, con formule KPI premiate sulla base delle consegne e degli ordini”, spiega Rana. L’intelligenza artificiale ha cambiato il modo di lavorare: “Negli ultimi tre abbiamo sviluppato software con cui riusciamo a fare integrazioni immediatamente. Prima per aggiungere un modulo a un software di controllo di gestione dovevi aprire un ticket, aspettare sei mesi, chiamare il tecnico. Oggi lo fai in una settimana”. Un’azienda data driven che non dimentica il campo: le decisioni vengono prese analizzando i numeri, ma sempre insieme alle persone che lavorano sui punti vendita. È la qualità della materia prima, non la riduzione dei costi, a guidare le scelte: la certificazione MSC per il tonno da pesca sostenibile – prima tra le catene di poke in Italia a ottenerla – ne è la prova più concreta.

Il prodotto al centro: ingredienti, bilanciamento e sostenibilità

Il poke di I Love Poke non è mai stato soltanto un piatto bello da fotografare. Dietro ogni ciotola c’è l’expertise scientifica di Rana: ricette calibrate per garantire un profilo nutrizionale equilibrato, materie prime selezionate per qualità organolettica e sostenibilità della filiera, abbattimento criogenico per preservare la freschezza degli ingredienti. La combinazione di cereali, proteine, verdura e frutta che definisce il poke hawaiano incontra qui una lettura contemporanea, attenta tanto al gusto quanto ai valori nutrizionali. Il menu cambia seguendo le stagioni e l’evoluzione dei gusti dei consumatori: “Con l’economia di scala siamo riusciti a fare acquisti migliori, a ottenere una qualità più alta di materia prima”, spiega Rana. La personalizzazione resta il cuore dell’esperienza: ogni ciotola è costruita dal cliente su misura, scelta per scelta, in un rituale che trasforma l’ordine in un piccolo atto di cura verso se stessi. È questa la vera eredità del modello hawaiano che Rana e Michael hanno trapiantato in Italia: non un fast food travestito da healthy, ma un sistema che mette la qualità al primo posto, senza compromessi.

Sguardo al futuro, obiettivo sviluppo estero

“Il nuovo flagship di Milano rappresenta una tappa importante di questo percorso: è il luogo in cui celebriamo le nostre origini, ma soprattutto uno spazio che esprime la visione del brand per il futuro. Un ambiente progettato per offrire un’esperienza sempre più completa, in cui il prodotto resta centrale ma si integra con design, accoglienza e lifestyle. L’espansione internazionale avviata quest’anno conferma la solidità del nostro modello e apre una nuova fase di crescita. Milano continuerà a essere il cuore strategico di questa evoluzione”, dichiarano Rana e Michael. Il poke – combinazione di cereali, proteine, verdura e frutta – non è diventato un trend globale per caso: lo è diventato perché risponde a un bisogno reale di un consumatore più attento, più informato, più esigente. E I Love Poke, in questo, ha avuto la visione giusta nel momento giusto. Merito di chi, con un dottorato in chimica farmaceutica e un master in nutrizione, ha capito prima degli altri che la ciotola poteva essere una rivoluzione.

css.php