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In Italia sono 33.027 le mense che erogano pasti senza glutine, di cui 22.972 scolastiche. L’Associazione Italiana Celiachia rilancia i cinque principi per la gestione della dieta in età pediatrica e chiede refettori senza tavolate separate: il pasto gluten free non deve essere percepito come speciale

Il rientro tra i banchi, per bambini e ragazzi celiaci, apre una partita che si gioca soprattutto in refettorio. È lì che la Legge 123 del 2005 viene messa alla prova ogni giorno, garantendo il pasto senza glutine in tutte le mense pubbliche. Rossella Valmarana, presidente di AIC, afferma che ogni studente celiaco ha il diritto di vivere la scuola in sicurezza e senza discriminazioni, e che promuovere la conoscenza significa rendere la scuola più inclusiva.

I numeri della Relazione al Parlamento del Ministero della Salute del 2024 fotografano un sistema ormai capillare: 33.027 mense hanno erogato pasti senza glutine, di cui 22.972 scolastiche. Prima del 2005 lo scenario era un altro: Valmarana ricorda che i minori celiaci tornavano a casa per pranzo perché la scuola non forniva la dieta senza glutine.

Cinque principi e nessun tavolo separato

L’associazione ha messo a fuoco cinque criteri per l’età pediatrica. Il primo: la dieta senza glutine è una terapia, non una moda, e va seguita soltanto dopo diagnosi medica, evitando l’errore frequente di anticiparla rispetto all’iter diagnostico. Il secondo riguarda la tavola quotidiana: la dieta mediterranea può essere gluten free senza perdere nulla, alternando pasta e pane dedicati a riso, mais, grano saraceno, miglio, quinoa e amaranto.

Poi il capitolo refettorio: niente tavolate separate, formazione del personale e comunicazione costante tra scuola, famiglia e servizio mensa, con attenzione allo scambio di assaggi tra compagni. L’associazione sottolinea che il pasto senza glutine non deve essere percepito come speciale. Perché l’inclusione, in mensa, si misura in centimetri di distanza tra le sedie.

Etichette, laboratori e futuri ristoratori

L’educazione alimentare resta la leva dell’autonomia: leggere le etichette, riconoscere gli alimenti consentiti, prevenire le contaminazioni, spiegare la propria condizione senza imbarazzo. Laboratori sul cibo e orti scolastici aiutano a tradurre in pratica un concetto semplice: la sicurezza alimentare è un diritto. Su questo fronte AIC porta avanti due progetti gratuiti finanziati con il 5 per mille. In fuga dal glutine ha coinvolto nel 2025 106 scuole, oltre 250 classi e 767 docenti, formando più di 3.600 studenti; A scuola di celiachia, dedicato agli istituti alberghieri, ha formato 4.000 giovani ristoratori in 84 scuole.

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