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Il bando europeo da oltre 2,5 milioni curato da Atm affiderà la refezione scolastica per il 2026-2027, con almeno 2.690 pasti al giorno. L’amministrazione guarda però all’autonomia: il prossimo affidamento esterno potrebbe essere l’ultimo prima della realizzazione di un impianto di proprietà. Un ritorno al passato non privo di rischi, come recenti tentativi (abortiti) in questa direzione (antistorica), Firenze nello specifico e Genova in senso lato, testimoniano…

di Massimo L. Andreis


Con la riapertura delle scuole Palazzo Zanca ha definito il perimetro dei servizi da garantire. La gara europea a procedura aperta, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, vale 2.568.196,80 euro e copre il periodo compreso tra il 1° ottobre e il 31 maggio 2027, con termine per le offerte fissato al 29 settembre. L’appalto comprende scuole dell’infanzia, primarie e medie inferiori del territorio comunale ed è prevista l’opzione del quinto d’obbligo. L’impresa aggiudicataria dovrà preparare ogni giorno almeno 2.690 pasti, numero destinato a variare in funzione delle richieste effettive delle famiglie, mentre la gestione del servizio resta in capo a Messina Social City, l’azienda speciale che è ente strumentale del Comune per i servizi socio-assistenziali ed educativi. Nell’ultimo anno scolastico pieno il servizio era stato aggiudicato al raggruppamento tra Vivenda e Siristora.

Ottanta punti alla qualità, venti al prezzo
L’aggiudicazione avverrà sul miglior rapporto tra qualità e prezzo, con ottanta punti agli aspetti qualitativi e venti all’offerta economica. Il criterio di maggior peso riguarda il centro di cottura; seguono le caratteristiche dei prodotti somministrati, il possesso di certificazioni e la documentazione a comprova, oltre a trasporto, personale e impatto sociale. L’impianto della gara punta dichiaratamente a evitare che la scelta sia determinata dal solo prezzo, valorizzando invece qualità dei pasti, organizzazione, logistica e materie prime.

Il nodo della stazione appaltante
Sul bando si è però acceso lo scontro politico. La contestazione: la procedura è stata bandita da Atm Spa, la partecipata che opera in house nel trasporto pubblico sulla base del contratto di servizio approvato dal Consiglio comunale nel novembre 2025: la gestione della mensa scolastica, osserva, non rientra fra le attività core dell’azienda. Atm ha replicato precisando di svolgere, in forza della convenzione stipulata con Messina Social City, il solo ruolo di stazione unica appaltante, restando il rapporto contrattuale in capo all’azienda speciale e all’impresa aggiudicataria.

L’orizzonte dell’autoproduzione
Ma il dato più rilevante va oltre la scadenza contrattuale. Il prossimo affidamento esterno potrebbe essere l’ultimo: l’amministrazione punta all’autonomia con la realizzazione di un proprio centro comunale di cottura, scelta che ribalterebbe l’attuale assetto e riporterebbe in casa la fase produttiva del servizio. Non è un’idea nuova, perché già nel 2024 Messina Social City dichiarava di lavorare all’internalizzazione della refezione per à sosteneva e sostiene l’ente – garantire un controllo diretto e una risposta più aderente alle esigenze di scuole e famiglie. Particolare (non irrilevante): restano da sciogliere i nodi che altrove hanno fatto la differenza, dai tempi di realizzazione alla dotazione di organico, fino, last but not least, la sostenibilità economica del modello. I precedenti non sono incoraggianti.

Firenze: l’efficienza è (davvero) servita con l’in-house?
In una recente commissione istruzione a Palazzo Vecchio a Firenze, la maggioranza ha respinto due atti del consigliere Dmitrij Palagi, di Sinistra progetto comune, che chiedevano di non abbandonare la re-internalizzazione, obiettivo annunciato fin dalla giunta Nardella. L’assessore Giovanni Bettarini ha confermato la volontà di superare la logica dell’appalto, precisando però che l’approfondimento tecnico impone di verificare quale gestione garantisca maggiore efficienza e che l‘internalizzazione pura non è l’unica via per tutelare occupazione e qualità. Di fatto gli uffici lavorano a una seconda gara ponte: cinque anni, due studi, circa 240mila euro di consulenze, un cronoprogramma mai rispettato.

Genova, quando la cucina comunale frena il mercato
Il caso dell’appalto delle scuole per il Ponente genovese è a sua volta parimenti istruttivo: la prima gara è andata deserta nonostante un aumento medio di circa il 7% del prezzo riconosciuto per pasto, e la criticità individuata è stata il centro cottura comunale Thouar, con attrezzature datate e un piano di ammodernamento da 160mila euro a carico dell’aggiudicatario. Per riaprire la partita il Comune ha dovuto azzerare il canone per l’intero triennio e ridurre a circa 106mila euro gli investimenti obbligatori. Domanda: se gli operatori strutturati non reputano remunerativo farsi carico di quei costi, difficile immaginare che un’amministrazione già alle prese con ristrettezze di bilancio possa sostenerli per dotarsi di una cucina propria. Anche da qui si misura quanto la strada dell’in-house sia impervia. Possedere la cucina non basta.

Bastano 80 euro a famiglia per sognare… in grande?
E non è tutto: secondo Cittadinanzattiva nel 2025/2026 una famiglia siciliana ha speso in media 82 euro al mese per la mensa di un figlio, all’infanzia come alla primaria, contro una media nazionale di 87 e 89 euro, con un calo regionale del 2,1% in controtendenza rispetto al Paese. A Messina, in particolare (o/e per giunta), dove il costo medio è di 80 euro mensili per famiglia, la partita è ancora più complessa, e non può prescindere da attente valutazioni su tempi, organici e, soprattutto, sostenibilità economica del progetto di internalizzazione. Che non dovrebbe dipendere da scelte ideologiche che spostano le lancette della storia (della ristorazione collettiva italiana, ndr) nel passato…

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