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Il presidente di ANIR Confindustria chiede una strategia capace di riconoscere il peso economico, sociale e occupazionale dei servizi. Per la ristorazione collettiva significa appalti di qualità, contratti sostenibili, revisione prezzi efficace e condizioni che favoriscano investimenti e crescita.

Una politica nazionale dedicata ai servizi e un referente specifico all’interno del Governo. È la misura indicata dal presidente di ANIR Confindustria, Massimo Piacenti, per creare le condizioni necessarie allo sviluppo della ristorazione collettiva nei prossimi anni.

La proposta parte dalla constatazione che molti dei problemi del comparto non sono esclusivi della ristorazione. L’elevata incidenza del costo del lavoro, la sostenibilità dei contratti, la qualità degli appalti, la formazione, l’innovazione e la capacità delle amministrazioni di gestire servizi complessi accomunano infatti numerosi settori.

Questioni che, secondo Piacenti, vengono ancora affrontate troppo spesso separatamente. «Serve invece una visione complessiva, che tenga insieme politiche industriali, lavoro, committenza pubblica e privata e qualità dei servizi erogati alle persone».

Per la ristorazione collettiva questa impostazione dovrebbe tradursi innanzitutto in basi economiche sostenibili, criteri di aggiudicazione realmente fondati sulla qualità, meccanismi efficaci di revisione dei prezzi e controlli adeguati nella fase di esecuzione degli appalti.

Ma c’è anche un tema di sviluppo industriale. Piacenti sottolinea la necessità di mettere le imprese nelle condizioni di programmare gli investimenti, innovare, valorizzare le competenze professionali e crescere anche dal punto di vista dimensionale.

La prospettiva proposta da ANIR è quindi quella di inserire la ristorazione collettiva all’interno di una strategia più ampia per i servizi, riconoscendone anche la funzione nel sistema di welfare.

«Il sistema Italia ha bisogno di servizi solidi, qualificati e capaci di accompagnare il funzionamento delle scuole, degli ospedali, delle imprese e delle comunità». Rafforzarli, conclude Piacenti, non deve essere considerato semplicemente un costo, ma un investimento in una componente essenziale dell’economia e del welfare del Paese.

L’intervista completa a Massimo Piacenti la trovi QUI.

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