Coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e partecipato da ANIR Confindustria, il programma Erasmus+ coinvolge diciotto organizzazioni di sei Paesi. Diciotto micro-credenziali collegate ai livelli EQF, dai profili operativi a quelli manageriali, per rendere misurabile la sostenibilità del servizio
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Il progetto europeo RestaCOVE, coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e partecipato da ANIR Confindustria, si propone di trasformare la gestione dei servizi alimentari in un modello sostenibile fondato su competenze riconoscibili, standard valutabili e organizzazione efficiente. Avviato il 1° aprile 2026 e previsto per quattro anni, coinvolge diciotto organizzazioni in sei Paesi: Italia, Grecia, Slovacchia, Romania, Turchia e Malta. L’obiettivo non è soltanto migliorare la sostenibilità, ma tradurla in capacità operative misurabili.
Diciotto micro-credenziali, dal livello 3 al 7
L’elemento chiave è la progettazione di diciotto micro-credenziali, strumenti che rendono riconoscibili competenze specifiche acquisite attraverso esperienze formative circoscritte e verificate con criteri trasparenti. Collegate alle qualificazioni EQF, sono pensate per sostenere formazione continua, mobilità professionale e selezione del personale. Non basta frequentare un corso: occorre sapere quali risultati di apprendimento sono attesi, come vengono verificati e in quale contesto professionale possono essere spesi.
Le credenziali si estendono a profili compresi tra i livelli 3 e 7, coprendo figure operative, tecniche e manageriali. Il loro valore dipenderà dalla precisione con cui saranno costruite e testate: se i risultati di apprendimento saranno chiari, potranno sostenere percorsi di crescita più leggibili. Il progetto resta però in fase iniziale, con analisi dei fabbisogni, modelli didattici, formazione sul lavoro e strumenti digitali ancora da sviluppare.
La sostenibilità si misura nel turno di lavoro
Il coordinatore scientifico Michele Filippo Fontefrancesco ha sottolineato che la transizione verso la sostenibilità si ottiene solo coralmente, coinvolgendo tutti i lavoratori, dai livelli operativi a quelli direttivi. Un’orchestra, appunto, dove nessuna sezione può tacere: previsione dei pasti, gestione delle eccedenze, controllo dei consumi di energia e acqua, tracciabilità delle forniture e sicurezza alimentare richiedono competenze definite e riconoscibili.
Anche la dimensione digitale segue la stessa regola: la tecnologia produce qualità soltanto quando le informazioni sono corrette, i ruoli definiti e le persone in grado di interpretare gli scostamenti. Per questo la formazione sul lavoro diventa parte dell’organizzazione e non un intervento laterale.
Ricadute su capitolati e committenza pubblica
Il tema riguarda anche la stazione appaltante. Capitolati e criteri di valutazione possono riconoscere meglio formazione, capacità tecnica e organizzazione quando esistono profili professionali descritti in modo chiaro e verificabile: la qualità del servizio non si misura soltanto a posteriori, si costruisce prima, nella definizione delle competenze richieste, nelle procedure e nei controlli. Sarà su questo terreno che il progetto andrà valutato, insieme alla capacità della rappresentanza italiana di collegarlo al sistema del Cibo Pubblico, inteso come infrastruttura del welfare quotidiano.
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