Per il presidente di ANGEM il rilancio della ristorazione collettiva passa da regole più semplici e coerenti, ma soprattutto da un cambio culturale: superare il concetto di “pasto” e riconoscere il valore della mensa nelle politiche di salute, educazione, inclusione e sostenibilità.
Non una singola misura, ma un cambio di prospettiva capace di attribuire alla ristorazione collettiva un ruolo più ampio nelle politiche pubbliche. È la proposta di Carlo Scarsciotti, presidente di ANGEM, chiamato a indicare quale intervento potrebbe contribuire maggiormente allo sviluppo del settore nei prossimi cinque anni.
Sul piano normativo, Scarsciotti individua innanzitutto la necessità di un quadro di regole «semplice e coerente», nel quale vi sia proporzione tra gli obiettivi fissati e gli strumenti messi a disposizione per raggiungerli. Un sistema facilmente applicabile e privo, sottolinea, di «eccessive rigidità e ambizioni velleitarie», che potrebbe dare un forte impulso al comparto.
Ma per il presidente di ANGEM la questione non è soltanto normativa. Serve anche una vera e propria “misura culturale”: spostare il focus dal pasto alla cultura della mensa.
La ristorazione collettiva, in questa prospettiva, non rappresenterebbe più soltanto un servizio chiamato a fornire pasti a scuole, ospedali, strutture sociosanitarie e luoghi di lavoro, ma diventerebbe parte integrante delle politiche di salute pubblica, educazione alimentare, inclusione sociale e sostenibilità.
Un passaggio che porta con sé anche il tema economico. Alla mensa e alle funzioni che è chiamata a svolgere deve infatti corrispondere, secondo Scarsciotti, «un prezzo adeguato al valore».
La sintesi è quella di una “food policy pubblica” nella quale la ristorazione collettiva venga considerata non soltanto per ciò che mette nel piatto, ma per il valore sociale, educativo e sanitario che può generare.
L’intervista completa a Carlo Scarsciotti la trovi QUI.









